ALBERTO VECA

DAL DISEGNO ALL'OPERA

Il commento, che accompagna le diverse sezioni, è principalmente quello di un amico; come tale si permette confidenze, omissioni e riflessioni che sono in sintonia con l'artista e il suo lavoro, avendo avuto l'autore la fortuna di seguirne le vicende per una consistente porzione del percorso. È pertanto da considerarsi una "voce" discreta, anche da omettere, per lasciar spazio alla successione delle immagini, certamente più attraente di quella delle parole.

Le opere presentate in questa edizione, su tela, su carta, definitive o schemi, schizzi, sono pertanto frutto di una rigida selezione, guidata dal desiderio di sottolineare la continuità di un lavoro che, svolto prevalentemente nell'ambito della cosiddetta "arte astratta" - gli esordi di Rizzato si collocano cronologicamente in una drastica conflittualità fra scelte linguistiche apparentemente divaricanti fra "figurativo" e "non" può in realtà trovare nella nervatura di un fiore o nell'architettura di un edificio, significative affinità. Nell'evoluzione di un percorso espressivo, necessariamente il linguaggio si affina, produce riduzioni e sintesi, ma l'idea di fondo è la medesima.

I materiali documentati percorrono, con una partizione interpretativa delle diverse stagioni del lavoro evidentemente indicativa, opere che vanno dagli anni cinquanta del XX secolo a oggi, un considerevole lasso di tempo che è costretto in una successione logico/temporale che è più una risorsa logica dell'interpretare che una effettiva illustrazione della ricerca in studio, fatta evidentemente di tentativi, di avanzamenti e di recuperi di opzioni tralasciate.

Ogni discorso è, appunto, forzatamente lineare, ha un inizio e una fine: l'obiettivo di questa indagine è di suggerire che il percorso è solo apparentemente, o forzatamente unico, comunque frutto di scelte che magari non sono appariscenti ma costituiscono la sua ricchezza. Aver sottolineato nel titolo "dal disegno all'opera", una ricerca complementare a quella della successione cronologica delle opere, è uno invito a rompere la consequenzialità per costruire un personale percorso di lettura.